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domenica 26 settembre 2010
ISTRIA E I CAVALLI DI LIPICA
La storia di Lipica è strettamente connessa a quella degli Asburgo, famiglia che regnò in gran parte dell’Europa barocca ed ebbe per questa ragione bisogno anche di cavalli. Dato il fatto che all'epoca si riteneva che i più prestigiosi fossero i cavalli spagnoli e viste le simili caratteristiche del Carso e della Spagna, sia riguardo la struttura della terra che al clima, non stupisce la decisione dell'arciduca di collocare proprio in questa zona l'allevamento equino di corte. Dopo la partenza dei Turchi che seguì l'ultima ondata dell'anno 1545, la residenza estiva del vescovo triestino rimane danneggiata e con il tempo sempre piu` trascurata. L'arciduca Carlo III, figlio dell' imperatore Ferdinando I d'Asburgo, sceglie nel 1578 il terreno
vescovile come sede del futuro allevamento equino e il 19. maggio venne firmato il contratto per la presa in possesso del terreno. Nel 1581 vennero acquistati in Spagna 24 cavalle e 6 stalloni di razza. Dopo i lavori di ristutturazione nel 1585 il primo amministratore della scuderia Franc Jurko, riferisce all'arciduca che l'istituzione della cavalleria è ormai assicurata.
Al tempo dell' imperatore Giuseppe (1705 – 1711) vennero costruiti a Lipica nuovi edifici: la stalla per i stalloni di razza (Velbanca), la chiesa con la cappellania, vennero risistemati i prati, i sentieri e i boschi. Nel 1729 per soddisfare le esigenze cerimoniali di corte si diede il via a Vienna, alla fondazione della scuola di equitazione, che in pochi anni diventa famosa in tutto il mondo. Nel 1735, in occasione dell’innaugurazione solenne della cavallerizza di corte di Vienna, si esibiscono i primi 54 puledri lipizzani. La Scuderia Lipica si espande in modo notevole con l'acquisto di nuove proprietà nelle vicinanze di Postojna: Pocek, Bile e Prestranek. Durante gli anni fra il 1797 e il 1815 la scuderia di Lipica fu colpita da una serie d’incidenti e devastazioni. Il 22 marzo del 1797 la mandria, che al tempo contava più di trecento cavalli, si trova per la prima volta in fuga, fuggendo dall'armata di Napoleone, che avanzava. Fu trasferita a Székesfehérvar in Ungheria. Dopo il Trattato di Campoformido, del 17 ottobre 1797, la mandria torna a Lipica.
(fonte www.lipica.org)
 
Portorose
Noto centro balneare e termale di fama mondiale, sulle rive del mare Adriatico, nella baia di Pirano (Slovenia), e non lontano dal confine con la Croazia e dall’Italia. Da Capodistria dista circa 20 km e 40 km da Trieste.
Hotel ed alberghi, centri termali e casinò, locali e negozi alla moda, una marina, presentano Portorose come una destinazione turistica di rilievo sul Mare Adriatico, o meglio nel golfo di Trieste. Sorta due secoli fa come stazione termale – grazie all’azione delle acque delle saline e dei fanghi, vi si curavano patologie della pelle e i postumi delle malattie reumatiche – ha assunto il ruolo di centro balneare di spicco. Grazie al vicino aeroporto, all’attrezzata Marina, che può dare accoglienza a qualche migliaio d’imbarcazioni, e alle numerose strutture, è divenuta anche un centro sportivo di richiamo internazionale.
(fonte www.portoroseslovenia.com)
Pirano
L'antica città marinara di Pirano si estende all'estremo margine dell'omonima penisola, che si restringe gradualmente tra il golfo di Strugnano e quello di Pirano. La penisola termina con punta Madonna, estrema propaggine nord occidentale dell'Istria. L'etimologia del nome Pirano è controversa: alcuni studiosi propendono per la derivazione dal celtico bior-dun, che significa località sul colle, mentre altri la fanno risalire al greco pyr - fuoco, in quanto nell'antichità venivano accesi sul promontorio dei fuochi per indicare la rotta ai naviganti che si dirigevano all'attigua colonia di Aegida, vicino all'odierna Capodistria. La cittadina è molto pittoresca: le mura con le torri le fanno da corona e, dalle pendici, i tetti rossi degradano, esposti a mezzogiorno, fino a punta Madonna. La città vecchia è costituita da un complesso di costruzioni venete, nelle strette calli lastricate, fra scalinate e portici, nei campielli e nelle piazzette, le case barocche e gotiche sono numerose, con finestre ad archi acuti, e si inseriscono fra le basse case che furono dei pescatori e dei salinai.
Pirano
Portorose
Dall'alto di questa propaggine arenacea, dal fianco settentrionale spaccato, rigido e spoglio per l'impeto della bora, irrobustito alla base da una muratura poderosa e da arcate sostenute da piloni appoggiati alla pendice, spicca e signoreggia il Duomo di Pirano, il cui campanile, come un faro, si vede in tutto l'arco del golfo di Trieste. (fonte www.portoroz.si/it/pirano)
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sabato - domenica 30_31 ottobre 2010
ROCCHE E CASTELLI DEL CENTRO ITALIA
programma dettagliato disponibile su richiesta
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San Marino
Città di San Marino, è la capitale che si estende per 7,09 km² e conta 4.493 residenti (stime 2003). È la terza città del Paese, dopo Borgo Maggiore e Dogana, frazione di Serravalle ed anche il capoluogo del castello omonimo, che comprende anche alcune frazioni tra cui Murata. Confina con i castelli di Acquaviva, Borgo Maggiore, Fiorentino e Chiesanuova e con il comune italiano di San Leo (PU).
Il suo borgo resta arroccato in cima al Monte Titano e supera tutti gli altri in altezza sulla superficie del mare (più di 700 metri). E' il nucleo residenziale più antico, non a caso raccoglie le sedi istituzionali del Consiglio Grande e Generale e del Governo (Palazzo Pubblico), e delle segreterie di Stato.
Il suo borgo, accessibile da quattro "porte", racchiude i monumenti e i luoghi di interesse più importanti del Titano: le tre "penne", ovvero le torri medievali, simbolo di San Marino, la Basilica del Santo che conserva le reliquie di colui che ha fondato il Paese, il Monastero di Santa Chiara, la Porta e la Chiesa di San Francesco, la contrada Ombrelli e la piazzetta del Titano. Infine spicca Piazza della Libertà, dove si trova Palazzo Pubblico e una terrazza panoramica d'eccezione.
La bandiera di San marino anticamente era bianca, gialla e pavonazza. L'attuale bandiera, composta da due bande orizzontali di uguali dimensioni, quella superiore bianca e quella inferiore azzurra, fu adottata il 6 aprile 1862. Al centro della bandiera è presente lo stemma, composto da uno scudo raffigurante tre monti e tre torri piumate. Come ornamento esteriore reca due rami verdi uniti da un nastro con il motto Libertas e, in alto, una corona che simboleggia la sovranità. La bandiera civile, cioè quella esposta dalle varie Case di Castello, ha le stesse proporzioni (3:4), lo stemma civico al posto di quello nazionale al centro e le bande orizzontali bianco-azzurre. La Repubblica di San Marino è confinante con due regioni italiane: a sud e a ovest le Marche (provincia di Pesaro) e a nord e a est l'Emilia Romagna (provincia di Rimini). In totale il confine con l'Italia si sviluppa per 39 km.
(fonte www.sanmarinosite.com)
 
Gradara
Al confine tra la Romagna e le Marche, a circa 142 metri sul livello del mare, si erge maestosa la Rocca di Gradara. Da sempre profondamente apprezzata per la sua posizione particolarmente strategica ed appetibile, essa è stata spesso teatro di spaventose lotte e guerre tra casate nobiliari e lo Stato Pontificio. Questa preziosa magione è stata al centro della leggenda e protagonista in letteratura, caratteristiche che ancor oggi le valgono milioni di visite durante tutto l'arco dell'anno. L'origine del Castello è sicuramente il Mastio, costruito nel 1150 per volere di Pietro e Ridolfo De Grifo discendenti di una potente famiglia, usurpatrice della zona del comune di Pesaro. Questa grande torre s'innalza a circa 30 metri dal suolo e, con la sua struttura poderosa, domina ed osserva l'intera valle: dalla sua cima è possibile ammirare a nord il mare Adriatico ed ad ovest, il monte Carpegna. Alla base del mastio, vi sono inoltre blocchi di pietra che risalgono all'epoca romana e che rivelano radici
molto più antiche dell'intero borgo. La grandezza e lo sfarzo del Castello, come lo conosciamo al giorno d'oggi, lo dobbiamo soprattutto alla famiglia Malatesta, che tra il XIII e il XIV secolo fece costruire la fortezza e le imponenti cinta murarie (la più esterna si estende per circa 800 metri), strutture che resero l'intera zona inespugnabile per secoli. Nella prima metà del XIII secolo, Malatesta da Verucchio sottrasse, con l'ausilio del papato, la torre alla famiglia De Grifo ed ordinò la costruzione dell'intera Fortezza. Il nome dell'architetto non è conosciuto, ma egli fu l'artefice di particolari interessanti ed arguti: le tre torri poligonali coperte ed abbassate nel tratto per i cammini di ronda, le due cinta murarie, i tre ponti levatoi, i beccatelli con caditoie, le merlature furono solo alcune delle caratteristiche che resero la difesa di questa Rocca invincibile.
Successivamente, gli elementi difensivi vennero adattati alle armi moderne: nel XV secolo furono introdotte quindi delle feritoie, scarpature, torrioni poligonali per affrontare al meglio gli attacchi di armi da fuoco. Oltre che una poderosa Roccaforte, il Castello di Gradara rappresentava una prestigiosa residenza dei signori: l'elegante cortile portava agli interni, molto curati negli arredamenti e nelle decorazioni con preziosi affreschi rievocativi di episodi mitologici e di epoca classica. Sotto la podestà della famiglia Malatesta, essa fu la residenza prediletta di Pandolfo II ed ospitò numerosi personaggi noti della casata: si narra che nelle sue meravigliose stanze si consumò la tragedia amorosa di Paolo il Bello e Francesca Da Polenta, che vi abitò la stimata Battista di Montefeltro moglie di Galeazzo, che vi visse anche il signore di Rimini per eccellenza, Sigismondo Pandolfo. Le prigioni del Mastio ospitarono Malatesta il Guastafamiglia e la sanguinosa strage familiare che mise in atto. Grandi furono inoltre gli scontri ai quali il Castello fece da scenografia, in particolare quello tra le truppe del Duca Federico di Montefeltro (appoggiate dal Papa) e l'esercito di Sigismondo Pandolfo (scomunicato dallo Stato Pontificio), nel 1463. In seguito a questo assedio e successiva lotta, la Fortezza e il suo Signore dovettero arrendersi, consegnando il dominio dell'intera area al Papa che l'assegnò alla famiglia Sforza.
(fonte www.castello-di-gradara.it)
Verucchio
Verucchio si erge nella bassa Valle del Marecchia, al confine con la storica regione del Montefeltro e con la più antica Repubblica del mondo, San Marino. Il punto più alto del paese misura mt. 330 s.l.m., in corrispondenza dell’imponente masso delle pareti strapiombanti al suolo su cui sorge una delle antiche rocche del paese, e che guarda ad est, verso la riviera di Rimini. La placca rocciosa, di formazione calcareo-arenacea, è il risultato della tormentata genesi che ha portato alla formazione del paesaggio della Valle del Marecchia, nota ai geologi come Coltre o Colata della Valmarecchia, e che ne ha fatto un terreno ricco di argille. La straordinaria conformazione naturale del luogo è stata di fondamentale importanza per il paese, poiché ne ha determinato, fin dall’epoca preistorica, la caratteristica di fortezza naturale. Verucchio si trova a circa 18 chilometri da Rimini. La struttura del paese di Verucchio è di epoca medioevale. Tra la fine del  XII secolo e il 1462 l'inespugnabile Rocca di Verucchio è il feudo da cui i
Malatesta tengono saldo il proprio potere sull'intera costa e sulle Marche. Il 31 Ottobre 1462 un assedio risolto con l'inganno da parte di Federico da Montefeltro decreta la fine del dominio malatestiano sulla rocca. Finita la Signoria Malatestiana, Papa Leone X assegna a Verucchio il titolo di Città. Le famiglie comitali che succedono a Verucchio sono quelle dei Medici (un ramo della potente famiglia fiorentina) e dei Pio Comneno. Dopo la metà del '500 Verucchio torna in possesso della Chiesa.
Il complesso monumentale della Rocca Malatestiana è un insieme di costruzioni edificate in periodi diversi, sorte tra il XII e il XVI secolo in un'ampia area ricavata sul punto più alto del "sasso" di Verucchio da dove si può ammirare un panorama esclusivo. Alla fine del XII secolo la Rocca apparteneva già alla famiglia dei Malatesti.Qui nacque il "Mastin Vecchio" Malatesta da Verucchio, il grande capo guelfo che conquistò Rimini nel 1295 e fondò la Signoria Malatestiana. I resti della fortezza duecentesca con l'antica torre si possono ancora oggi ammirare all'interno della struttura quattrocentesca frutto dell'intervento di Sigismondo Pandolfo Malatesta del 1449. All'interno si possono visitare le stanze con interessanti allestimenti, la imponente Sala Grande, si può scendere nelle segrete e salire in cima al mastio da cui si ammira una vista strepitosa.
(fonte www.comunediverucchio.it)
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venerdì 5 novembre 2010_Cologno Monzese (Mi)
CHI VUOL ESSERE MILIONARIO
un'esperienza interessante negli studi Mediaset per assistere alla registrazione della trasmissione
(l'accesso agli studi è riservato ai maggiorenni)