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Qualcosa di cui……parlare!

Scritto da Adri | Domenica 3 Agosto 2008 | alle ore 11:09

Ieri 2 agosto, nello spazio del Parco “Ardito Desio” loc. Rizzi, nell’ambito della 9° Rassegna Teatrale organizzata dalla 2° Circoscrizione e dall’Associazione Teatrale Friulana, la compagnia  “Passe-partout teatro” ha proposto Vestiti e usciamo…. commedia in due atti di Simonetta Vallone.
La  compagnia  “Passe-Partout  Teatro”  si costituisce a Porcìa nel 2005 su iniziativa di un gruppo di attori non professionisti provenienti da diverse realtà di teatro amatoriale del Friuli e di altre regioni italiane.
Simonetta Vallone, laureata in Lettere presso l’università di Pisa, insegna attualmente presso la Scuola Media di Sacile (PN). Le sue opere, brillanti,  ma che indagano nell’esperienza umana e nella sofferenza dei rapporti senza  tuttavia  banalizzare il racconto, hanno vinto numerosi premi  di rilevanza nazionale. 
Scenografia semplice e scarna, tipica di un teatro con poche risorse qual’è il teatro amatoriale. Alcune quinte dipinte (male!) alcuni mobili rivestiti ….alcune suppellettili sparse….  nulla più. Non vuole essere una critica, ma solo una constatazione…in tutti gli spettacoli ci sono luci e ombre! L’importante è che le luci banalizzino le ombre! E questo spettacolo ci è riuscito!…
Infatti, quando la rappresentazione inizia, con Ilaria abbandonata sul divano e poi via via si  snoda con l’ingresso di Elena, di Alberto e Giulio il pubblico percepisce subito che sono attori che vale veramente la pena di stare a sentire, indipendentemente da quello che sta loro attorno.
Tutti, nessuno escluso, rappresentano il ruolo che interpretano e lo vivono sulla scena come nella vita, dove ognuno indossa la maschera che la vita stessa gli ha imposto o che, per circostanze, si è scelta.  
Le vicende di quattro personaggi si intrecciano in un continuo tra presente e passato. Il tono è leggero, ma l’indagine sulle dinamiche di coppia scava nell’animo dei protagonisti senza dar luogo a esiti scontati.   
Ilaria è una donna colta, estroversa che si è sposata giovane credendo nel matrimonio  che, dieci anni dopo, si è risolto in una sofferta separazione. Si è liberata dalle frustrazioni di un rapporto logorato, ma è rimasta prigioniera di abitudini e ricordi.
Giulio, il marito, se n’è andato ad abitare altrove. Le ha lasciato la casa sapendo che Ilaria non sarebbe riuscita a separarsi da tutte quelle cose che avevano accompagnato la loro vita di coppia. Forse è ancora innamorato, o forse anche lui non sa staccarsi da una rassicurante routine che continua ad alimentare, a suo modo, con atteggiamenti di comoda “normalità”.
Elena, è l’amica del cuore di Ilaria, ma  legata anche a Giulio da un ambiguo rapporto che si svelerà nel corso della commedia.
Alberto, scrittore di “necrologi”, entra nella vita di Ilaria, dopo aver attraversato anni prima anche quella di Elena, nel ruolo di  attuale fidanzato.   
Nelle ricerca  di stabilità  affettiva,  nella mancanza di certezze, attraverso intelligenti e brillanti dinamiche, interpretate da tutti in maniera chiara e coinvolgente i personaggi diventano protagonisti   e   insieme   vittime   di   un inconsapevole gioco al massacro. 
I dialoghi sono  materiale vivo, pulsante di emozioni forti e  di sentimenti. Non c’è un attimo di respiro. Il ritmo con cui si succedono le azioni è reso ancora più dinamico dalla gestualità dei protagonisti che percorrono continuamente scena  e retroscena dal quale, a brevi intervalli, escono per indossare un abito o per ritrovare il filo del discorso.
Al termine, la rappresentazione è stata salutata con applausi molto calorosi a dimostrazione, edificante, che al pubblico non piace solo la farsetta comica in lingua friulana, come vogliono farci credere, ma sa apprezzare anche i testi  in lingua italiana, quando sono intelligenti e proposti in maniera seria e quasi professionale. 
Una  bella sfida sarebbe che qualche giornalista recensisse spettacoli come questo, ma sulla stampa cittadina non c’è nessuno che scriva, in maniera seria, continuativa e professionale di teatro amatoriale, quasi fosse un percorso di serie B, da non prendere nemmeno in considerazione. 
Invece il teatro amatoriale, proposto a  livelli seri, come fanno tante compagnie iscritte ATF, è un’ottima fonte di cultura ed è uno dei pochi modi per  far dialogare, in sinergia, attori, pubblico e territorio. 
Scrivere, diffondere, testimoniare e parlarne sarebbe un modo intelligente per capire la realtà teatrale dei non professionisti che attraverso sacrifici e impegno vanno alla ricerca del consenso del loro pubblico solo per amore verso il teatro. 
Complimenti agli interpreti, tutti molto bravi: Ascanio Caruso, Paolo De Zan, Silvia Spironelli, Simonetta Vallone.     

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Amatori e…….amatoriali!

Scritto da Michi | Giovedì 22 Novembre 2007 | alle ore 18:00

Ciao sono d’accordo con l’articolo scritto da Adri sul poco..quasi niente…spazio riservato a chi dedica con spirito di sacrificio ore del proprio tempo a recitare mentre i professionisti della recitazione dedicano la propria giornata a “studiare” definendosi AMATORI del teatro. Gli altri, cioè gli amatoriali, dedicano la propria…serata …allo studio del copione, del personaggio e quant’altro occorre x riuscire a presentarsi ad un pubblico e recitare la propria parte che il più delle volte avviene con considerevole successo. Ed è x questo motivo che qualche notizia in più sulla stampa non farebbe male. Gli amatori…ali vivono di sogni e VOLANO SULLE..ALI…quando attori consapevoli si trasformano in AMATORI della recitazione. Michi

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Più spazio sulla stampa ai gruppi teatrali amatoriali

Scritto da Adri | Mercoledì 7 Novembre 2007 | alle ore 18:52

Mi sono sempre chiesta perchè i gruppi amatoriali non ricevano la stessa ospitalità e attenzione sui giornali delle compagnie professionali! Se l’informazione imparziale  esiste ancora, ma soprattutto se l’informazione serve ancora a qualche cosa,  allora questa disparità di trattamento non dovrebbe esserci. Mi chiedo e vi chiedo quale sia la differenza tra un attore professionista e uno amatoriale. Secondo me il professionista è quello che vive e sopravvive di e con il teatro, il  suo recitare è la sua professione; ed è per questo che le sue ore lavorative giornaliere sono dedicate alla studio dei testi e  alla preparazione del personaggio.  Anche l’amatoriale studia, si prepara e cerca di dare  sulla scena il meglio di sè, ma la sua professione, quella con la quale mangia,  è un’altra. Partendo, naturalmente, dal presupposto che entrambi abbiano un minimo di capacità recitative, la  differenza sta  nelle ore che ognuno  dedica alla preparazione.  Dopo aver fatto otto o dieci ore di lavoro l’attore professionista va a dormire o va a divertirsi; dopo aver fatto otto o dieci ore di lavoro, l’attore amatoriale si dedica al lavoro teatrale, sacrificando le   ore libere o il tempo che vorrebbe dedicare alla famiglia. Indubbiamente lo fa volentieri, ma a volte un po’ di attenzione non guasterebbe, anche solo nella divulgazione puntuale degli appuntamenti, per dare al pubblico che segue questi spettacoli, la possibilità di sapere dove le compagnie amatoriali si esibiscono.

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Benvenuti!

Scritto da Amministratore del Blog | Sabato 3 Novembre 2007 | alle ore 14:23

Finalmente, dopo lunga gestazione, è nato il nostro blog sullo spettacolo. Con questa iniziativa intendiamo dare voce a chiunque voglia esprimere opinioni personali, giudizi e critiche, positive o negative, sul tema, una sorta di “salotto tematico” per tutti.
Speriamo che il Blog riguardi non solo il mondo dello spettacolo dei professionisti, ma anche e soprattutto, quel nutrito e variegato mondo amatoriale che è molto seguito e amato dalle “persone comuni” e, troppo spesso, dimenticato o relegato nei fondi pagina dei giornali.

Categoria: Cinema, Danza, Editoria, Lirica, Musica, Musical, Operetta, Prosa, Televisione | Comments Off