I Ruspiôs in Corte Morpurgo

In una piacevole serata estiva la Compagnia Teatrale il Tomât è stata protagonista, con lo spettacolo I Ruspiôs, di una suggestiva rappresentazione nellaCorte di Palazzo Morpurgo nel centro di Udine. Lo spettacolo è stato inserito nella programmazione di Udinestate 2011 organizzata dal Comune di Udine.
Il pubblico caloroso che ha riempito la Corte, fino al tanto sperato "tutto esaurito", ha applaudito non solo gli attori, ma anche la violinista Ludovica Burtone, che ha accompagnato lo spettacolo con musica dal vivo.

Di seguito riportiamo l'articolo del giornalista Paolo Medeossi pubblicato sul Messaggero Veneto del 4 agosto 2011

BARUFFE QUOTIDIANE E TRAPPOLE D'AMORE
di Paolo Medeossi
Messaggero Veneto - 4 agosto 2011

"Il numero degli spettatori è sempre decisivo nel decretare il successo di uno spettacolo, di un concerto, di un festival culturale. Gli organizzatori combattono a suon di cifre per urlare la bontà della propria creatura. Creatura che ha bisogno di sostegno morale e finanziario da parte degli enti pubblici oltre che di un ampio battage promozionale per richiamare l'attenzione. Ma poi nella realtà accade ben altro. Per esempio può succedere che una bella serata di inizio agosto faccia riunire una folla entusiasta per uno spettacolo apparentemente senza pretese. Martedì la suggestiva (stavolta l'aggettivo ci sta tutto) corte di palazzo Morpurgo era pienissima di gente per assistere ai Ruspios, versione friulana dei Rusteghi goldoniani inserita nel cartellone di “UdinEstate”. Una trama super-nota, che non finisce mai di coinvolgere e divertire. E il pubblico era sinceramente divertito nell'assistere alle acrobazie dialettiche degli attori della compagnia Il Tomât che sono bravissimi in questo tipo di rappresentazione, con una spontaneità assoluta. Non c'è finzione nel modo di proporsi di artisti dilettanti che appaiono sul palco come nella vita, riproducendo con genuina credibilità le baruffe quotidiane. E’ racchiusa in questi piccoli grandi segreti la seduzione di un teatro che si riproduce spontaneamente, senza troppi mezzi, ma con infinita passione che è anche maestria. Dietro a una delle colonne della corte l’altra sera a un certo punto è sbucata un'ombra. Con un po' di immaginazione si può pensare che si trattasse proprio del papà dei Rusteghi, Carlo Goldoni, che in effetti a Udine visse a lungo inanellando vicende amorose che potrebbero far parte di una delle sue commedie. Tutto è stato scritto nelle famose “Memorie” e riprese poi in gustosissimi articoli dall'attore e storico del teatro udinese, Nico Pepe. La prima volta il giovane Carletto venne nella nostra città nel 1725, a 18 anni. Lo avevano appena espulso da un collegio di Pavia per una satira sulle fanciulle della zona. Il padre, medico, destinato a Udine, decise di portarselo dietro sperando che il “putel” si placasse un poco e invece qui trovò situazioni ideali per scatenarsi ancora. Un patrizio locale, Lucrezio Treo (storico di tutti i monumenti sacri sparsi in Friuli), prese a proteggerlo e a indurlo a scrivere il “Quaresimale in epilogo”, raccolta di 36 sonetti che riassumevano le prediche tenute in duomo a Udine nella Quaresima. Ma la devozione non impedì a Carletto di intrecciare amori e amorazzi. Fu anche beffato da una ragazza bellissima e scaltra che dopo averlo lusingato con sguardi compiacenti, poco importandogli di lui, al primo appuntamento promessogli si fece sostituire dalla brutta governante, che a sua volta era follemente innamorata del veneziano. La trappola scattò in casa di una lavandaia a Chiavris e nel cuore in tensione del giovane aprì una bruciante ferita dalla quale comunque si rimise in fretta correndo dietro alla figlia di un gelataio, che lui chiamava la Furlana. Pure in questo caso fece un buco nell'acqua, fra rischi e pericoli di cui, dopo averli citati, non volle mai raccontare i particolari. Dopo tre anni di questa spericolata vita, Carlo lasciò Udine per trasferirsi con il padre e la famiglia a Gorizia portando con sé il ricordo di giornate intense tanto da esaltare il Friuli come pochi hanno fatto nel Settecento. Vi tornò dieci anni più tardi da autore già affermato, innamoratissimo di un'attrice molto bella, Antonia Ferramonti, bolognese e sposata, che faceva parte di una compagnia scritturata dal teatro Mantica (che si trovava dov'è ora l'Oratorio della Purità). Nell'occasione rivide anche la Furlana, che volle incontrarlo. Lei, maritatasi con un uomo spento e opaco, si era ormai ingrigita e Carlo aveva altro per la testa. «La nostra conversazione non fu lunga» annota asettico nel diario. Intanto nella compagnia montavano rabbia e gelosie contro la Ferramonti, prediletta del commediografo. E l'attrice ne soffrì al punto di morire addirittura, venendo sepolta nella chiesa di San Giacomo. Allora Goldoni lasciò Udine e non ci tornò più. Fino all'altra sera..."
  

   
 
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data: Martedì 02 agosto 2011
luogo: Corte di Palazzo Morpurgo - Udine
organizzazione: Associazione Culturale Udine Sipario